lontano una stretta di mano

La prima volta che sono andata a comprare un vestito al mercato rionale con mia zia, non riuscivo a staccare lo sguardo dalle sue mani scure, inanellate e veloci: segnavano tre, quattro, ancora tre, no, due, dammi, stretta di mano con il venditore, e il mio vestito a fiori nella borsa. Con il tempo, mi sono accorta che quelle mani svelte, scure e raggrinzite erano in uso in tutta la famiglia, gli stessi segni, le stesse strategie, e alla fine sempre una stretta di mano a sancire dei contratti invisibili, fatti di parole dette e sigillati con la parola data. “Mi fa un buon prezzo, vero?” diceva mia madre al macellaio, e le mani ricominciavano la loro danza, da entrambe le parti. E io, bambina con i vestiti a fiori e ragazza con i jeans strappati, per la vergogna mi trasformavo in una pianticella senza parole nè volontà. Cosa ci fosse di sbagliato nel prezzo indicato sui cartellini, non riuscivo a capirlo.

Finchè un giorno, nel bel mezzo di una visita a una casa per un potenziale affitto fuori da Oxford, il padrone della casa mi ha sibilato il prezzo nell’orecchio, e per l’altezza raggiunta dalla cifra mi sono venute le vertigini. A meno che nella casa non ci fosse qualche stucco barocco o un divanetto Luigi XIV che non avevo notato,  il prezzo era a dir poco sfrontato e questo bel tomo con le scarpe lucide mi stava prendendo per i proverbiali fondelli. E poi è successo: tutto d’un tratto, senza che potessi controllarle, le mie mani hanno preso vita e hanno cominciato a segnare numeri. Quattro, no, tre, due, tre, no, va bene, stretta di mano tra mani sudate.
Non ci credevo. Avevo tirato sul prezzo, e avevo vinto.

Senonchè, ovviamente, le strette di mano hanno un significato diverso in ogni paese. In alcuni paesi significa fratellanza di sangue, in altri, vincolo legale, e in altri ancora, come Oxford, significa semplicemente ‘buona serata a lei’. Motivo per cui, quando il proprietario della casa mi ha chiamato due giorni dopo per dirmi che aveva dato l’affitto a qualcun altro, ho avuto una piccola crisi culturale. Scusi, cosa? Ma si ricorda che ci siamo stretti la mano? La parola data, no?
Sorry, no contract, no agreement“, niente parole scritte, niente accordo.

A-ha. Quindi non ho un buco nel palmo della mano destra attraverso il quale il mio accordo è scivolato via. Sollievo infinito.

 

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