Queste conoscenze in comune

Non ti preoccupare, mi avevano detto. Appena hai bisogno, conosco una persona che conosce una persona che lavora in un certo posto, e vedrai che ci si può mettere d’accordo per un posto di lavoro. Ma allora, avevo detto io, se io volessi fare qualcos’altro in un posto dove non abbiamo conoscenze in comune con nessuno? Mi avevano detto, in queste cose è meglio non essere troppo difficili, bisogna prendere quello che viene senza lamentarsi troppo.

Sarà, ho pensato, ma secondo me si può fare senza la mafiorete di conoscenze di conoscenze di conoscenze di conoscenze. Arrivata in Britannia avevo le mie certezze in tasca, vedrai che qui l’apertura mentale avrà creato un sistema meritocratico, imparziale, equo.

Alla prima offerta di lavoro (una buona offerta, a dir la verità, con un contratto talmente in regola che il bianco illuminava la notte), mi si chiede di provvedere a procurare delle ‘raccomandazioni’. Raccomandazioni? domando io. Ma non vi è bastato leggere la mia prosa principesca, ascoltare la mia soave favella, ammirare la mia organizzazione teutonika? No. Si richiedono ‘raccomandazioni’ da persone autorevoli che possano garantire per te.

Lunghissima scossa di deja-vù lungo la spina dorsale, dov’è che ho già sentito questa storia delle raccomandazioni? Ah già.

 

 

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